Leggendo i giornali, mi convinco sempre di più che l’Italia va nella direzione opposta alla via della salvezza. I tristi dibattiti che riempiono le prime pagine dei giornali, che risuonano in diverse trasmissioni tv mi hanno spinto a riflettere su una serie di questioni.Quali sono oggi i problemi nel nostro paese?
“Prima di tutto” la Giustizia. Al di là della diatriba politica, una riforma dell’apparato giudiziario sembra essere ormai indispensabile. È sacrosanto che un imputato conosca l’inizio e la fine del suo processo. Ma io mi chiedo: che c’azzecca il “legittimo impedimento”? Qual è la sua necessità se non quella di salvare un’unica persona o chi gli sta intorno? Sarà pur vero che alla fine del suo mandato il premier dovrà presentarsi nelle aule dei tribunali, ma perché questo non avviene nelle altre democrazie occidentali? In alcuni paesi, nonostante ci sia uno scudo giudiziario per le alte cariche dello stato, i politici, se coinvolti in qualche processo, preferiscono dimettersi piuttosto che mettere a rischio l’immagine del proprio paese. È mai successo questo in Italia?
Altro problema: la crisi economica e la terribile disoccupazione. Il ministro dell’economia ci tiene a precisare che l’Italia ha subito di meno, rispetto agli altri paesi europei, la mannaia della crisi. In parte è vero, e questo è dovuto soprattutto alle pessime prestazioni di governi come quello spagnolo o greco. Ma come si spiega quell’infinito buco nero che è il debito pubblico vicino al 130% del Pil? Chi spiega a quelle migliaia di disoccupati che il sole sta sorgendo di nuovo? Che la crisi è finita? Per loro che hanno appena perso il posto di lavoro “la crisi è appena cominciata”.
Andiamo avanti. L’immigrazione è certamente un problema sul quale la politica italiana (insieme all’UE) dovrà confrontarsi seriamente, abbandonando le logiche demagogiche che infilano i problemi sotto il tappeto. Se pensiamo che solo il 10% degli immigrati arrivava con le “carrette” del mare (gli unici ad avere, probabilmente, la necessità di chiedere asilo politico, venendo da paesi in guerra) e che la maggior parte arriva in Italia con un semplice visto turistico, per poi rimanerci da clandestino, ci si può vantare di aver risolto il problema? Non mi pare. Piuttosto che inquadrare l’immigrazione come un problema di ordine pubblico, non sarebbe meglio considerarlo una risorsa, costruendo un apposito ministero che controlli i flussi e li gestisca in funzione delle necessità?
Tutte queste domande, che spero molti condividano, troveranno mai una risposta?
Io propongo di guardare al futuro, che in Italia sembra essere più un “presente esteso”, infinito. Data la velocità con la quale si evolve la nostra società, indirizzare le riforme al presente significa farle per il passato. Il futuro è innovazione: diffondiamo a livello nazionale una rete di fibra ottica indispensabile già tra qualche anno. Il futuro è ambiente: investiamo su energia ricavata da fonti rinnovabili (via dal nucleare!). Il futuro è istruzione: offriamo maggiori risorse alla scuola e soprattutto all’università in modo da sostenere la ricerca italiana, indispensabile per lo sviluppo del paese. Tutto questo è necessario. È in gioco la nostra competitività in un mondo sempre più all’avanguardia. O pensiamo forse di essere stati graziati dal Signore e che a noi è riservato l’”eterno bengodi”?




Nonsolosabato